"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

lunedì 9 maggio 2016

Per il potere di Grayskull

Per il potere di Grayskull

Amati e odiati in egual misura, gli anni Ottanta restano un decennio controverso: spensierati o futili? Fantasiosi o egoisti? A sostenere le ragioni assolutorie è soprattutto un'ampia saggistica che poggia sull'effetto nostalgia, sulla consapevolezza che un'intera generazione ha attraversato quel periodo negli anni della prima infanzia/adolescenza, assorbendo per osmosi il ricchissimo insieme di influenze prodotte da cinema, televisione, fumetti e quant'altro, senza preoccuparsi troppo del resto. Si deve comunque precisare come questo tipo di rievocazioni spesso indichino come “anni Ottanta” un periodo che in realtà si allunga perlomeno fino ai Sessanta, complici gli sfasamenti temporali della distribuzione – l'invasione dei cartoni animati giapponesi, ad esempio, ha importato con un paio di decenni di ritardo materiale anche molto precedente.

Molti libri si sono perciò impegnati a fare da guida in questo mare magnum di suggestioni infantili: Per il potere di Grayskull di Alessandro Apreda si presenta come uno dei più agili e divertenti, complice un piglio che è allo stesso tempo partecipe e demistificatorio, perché orientato a esaltare alcuni paradossi dell'epoca. L'autore infatti ci tiene a precisare che il volume, più che una guida canonica è “un insieme di ricordi e suggestioni che quel periodo porta ancora alla mente, patrimonio comune, trent'anni più tardi, per chi all'epoca era già in giro a fare danni con un pupazzino dei Masters o una Barbie in mano” – il che ci riporta anche alla precisazione di cui sopra, essendo la bambola Barbie in giro fin dal 1959.

Chi frequenta la blogosfera ha già familiarità con il particolare stile di Apreda: il suo blog L'Antro Atomico del Dr. Manhattan è infatti un'autentica bibbia della nostalgia, affrontata con piglio sistematico ma non apologetico, grazie a un'ironia sempre vincente e uno stile scoppiettante (sublimato da una serie di neologismi in parte presenti anche nel volume qui considerato), in grado di restituire immagini sempre molto vivide – si pensi a frasi come “palloni di cuoio veri ne giravano pochi, e quelli che giravano finivano presto spellati sull'asfalto mangiaginocchia o ingoiati da voraci balconcini di condomini anziani”.

Il libro evoca così, con semplicità e divertimento, quindici punti nodali dell'immaginario anni Ottanta, spesso associati ad altrettante icone: le proiezioni cinematografiche gratuite per vendere enciclopedie; lo zainetto Jolly; il calcio giocato per strada con il Super Santos; la linea di giocattoli dei Masters of the Universe; l'invenzione del Walkman, i cartoni animati giapponesi sportivi e di robot; i telefilm; le sale giochi; gli home computer della Commodore; il Cubo di Rubik (non amato dall'autore); le bici BMX; l'estetica tamarra dei film alla Top Gun; i cataloghi della Postalmarket e il cinema di fantascienza.

Ne viene fuori una geografia di luoghi e segni che Apreda affronta da una prospettiva chiaramente molto personale, ma che riesce a creare risonanza con i lettori che hanno effettivamente vissuto quel periodo, segno della particolare comunanza di vedute e interessi che ha unito suo malgrado lo stivale. Per il lettore novizio sarà invece interessante notare gli incredibili paradossi di un'epoca che espandeva la modernizzazione iniziata nei Sessanta del boom economico, modulandola attraverso un'estetica del futuro ormai a portata di mano (si noti l'elemento tecnologico dato dagli home computer, dal Walkman o dalla fantascienza), attraverso scaltre strategie di massa (le catene di giocattoli come i Masters o i Transformers). Apreda in questo senso è bravo a sottolineare come si trattasse soprattutto di una illusione di futuro, attraverso estetiche kitsch, pur nei toni ammorbiditi garantiti dall'effetto nostalgia. In questo senso, ogni capitolo è chiuso da una nota in cui si sottolineano le differenze tra passato e presente (“Ti accorgi che sono passati trent'anni perchè...”), tra un decennio che si credeva all'avanguardia, e una realtà che ne ha presto smascherato le velleità.

Il fine, come già evidenziato, resta comunque assolutorio, volto a orientare l'entusiasmo di un'epoca che esaltava il piacere del fantastico a misura di bambino e che, fra le varie mostruosità del caso, ha anche seminato molte opere positive. La prospettiva a volo d'uccello non garantisce eccessivi approfondimenti, e a volte cede eccessivamente alle logiche di una scrittura che vuole far soprattutto divertire, ma nel complesso il ritratto è sincero e piacevole alla lettura, nella consapevolezza che “sfilare quegli occhiali con le lenti rosa [della nostalgia] è sempre un casino”.


Per il potere di Grayskull – Meraviglie e mostruosità degli anni 80
di Alessandro “DocManhattan” Apreda
2014
Limited Edition Books, Reggio Emilia
128 pagine

1 commento:

Andrea ha detto...

Buona recensione :-)